ECONOMIA CIRCOLARE

UNA SFIDA NECESSARIA PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA

Il Rapporto sull’economia circolare in Italia presentato oggi mostra come il nostro Paese abbia grandi potenzialità da cui poter ripartire per superare la crisi provocata dal Coronavirus abbandonando un modello ormai superato. Economia circolare infatti non significa solo rifiuti: essi rappresentano l’ultimo step di un profondo cambiamento economico di sistema. Dobbiamo produrre merci più sostenibili, creare nuovi posti di lavoro in settori che ci facciano riutilizzare i materiali prima che diventino rifiuti e in tutti quei servizi che rendono i beni più longevi e meno impattanti sull’ambiente, inclusa la loro condivisione.

Ricondizionare, riparare, riusare in forme creative, dar vita a un mercato dei ricambi, magari grazie all’artigianato digitale… È questa la sfida che ci aspetta e che abbiamo tutte le carte in regola per vincere e continuare a primeggiare in Europa.

Occorre innovare i processi e modelli produttivi per dare basi forti a un nuovo modo di gestire le risorse naturali. Ricordiamoci che non sono infinite e che le stiamo già sfruttando oltre il dovuto. L’economia circolare parte da questo assunto: per essere tale deve essere in grado di rigenerarsi senza sfruttare nuove risorse.

Una sfida affascinante e necessaria.

PERCHE’ LE “R” NON SONO 4 PIU’ MA 10?

Nel corso degli ultimi 20 anni si è andati sempre più a definire meglio la strategia per uno sviluppo davvero sostenibile. Alcuni ricercatori hanno individuato ben 114 diverse definizioni di economia circolare usate in vari contesti, nelle quali tuttavia il contesto rimane legato ai rifiuti e quindi alle famose 4R.

In realtà economia circolare è un grande cambiamento di sistema, altrimenti sarebbe improprio parlare di “economia”: non si discute più di rifiuti in quanto tali, ma di creare le condizioni, mercato e sistema economico in grado di non averne. Andando nel dettaglio del modello delle 10R infatti, le prime 3 “erre” riguardano i produttori dei beni affinché producano beni meno impattanti e pensati per durare, essere riparati o riutilizzati; le successive 4 “erre” riguardano invece i riparatori, per i quali dovrà svilupparsi un autentico mercato di pezzi di ricambio e una maggiore possibilità di poter dare nuova vita a dei beni che oggi finiscono nella spazzatura.

Soltanto le ultime 3 “erre” parlano di rifiuti, ma non stupisce più considerando tutto ciò che si può e bisogna fare prima.

DOMANDA DI COBALTO E TERRE RARE

RIPARARE È LA CHIAVE DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Riciclare funziona, ma è impossibile pensare che da solo possa essere la panacea alla gestione dei rifiuti. Quando si parla di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) il gioco si fa ancor più duro: il tasso di recupero infatti è inferiore al 20%, perché le parti più nobili come viti e alloggiamenti in plastica vengono recuperate ma i circuiti stampati no.

La crescente domanda di batterie e la diffusione dell’elettronica hanno fatto impennare rapidamente la domanda di cobalto, necessario per rendere più stabili le famose batterie al litio, e di metalli rari ossia quegli elementi non rari in quanto preziosi (es. oro) ma poco disponibili in termini di giacimenti sul pianeta. E’ facile immaginare come in futuro possano sorgere conflitti per ottenere maggiore accesso a tali materiali, così come è accaduto in passato per il petrolio. Va aggiunto infine che la filiera per l’estrazione di questi metalli non è sempre eticamente condivisibile dal punto di vista ambientale e di salute per i lavoratori.

Occorre assolutamente incentivare la riparazione, ma soprattutto creare un vero e proprio mercato di ricambi, nel quale ci sia la possibilità di sostituire parti danneggiate senza dover buttare tutto l’elettrodomestico e a costi contenuti, condividendo anche informazioni e metodi per allungare la vita a dei beni di elevato valore.

L’IMPORTANZA DELLA MATERIA PRIMA-SECONDA

Più si recupera materia dagli scarti, meno si consuma dall’ambiente. In alcuni settori in cui si producono beni di valore. Questo concetto è già noto per abbassare i costi delle materie prime, nella maggior parte dei casi tuttavia siamo ancora lontani dal raggiungere livelli accettabili di recupero di materia. Un semplice esempio è dato dai cellulari e dai computer: in uno smartphone possiamo trovare oltre 30 mg di oro e 90 mg di argento, e in una tonnellata di telefoni si nascondono così ben 300 grammi d’oro.

Per questa ragione è bene misurare, oltre alle percentuali di raccolta differenziata classiche, anche il contributo che il recupero di materia fornisce per ogni elemento presente in natura al fine di evitare il consumo di nuove risorse dalla Terra.

➡️Dalla grafica, ottenuta rielaborando le informazioni contenute dal report dell’Unione Europea del 2018 per l’individuazione degli indici di circolarità, è possibile vedere come solo alcuni elementi hanno un alto tasso di riutilizzo principalmente dovuto all’alto valore commerciale e al facile recupero. In altri casi invece, come per il cobalto che è fondamentale nelle batterie dei cellulari, è abbondante sulla Terra ma è possibile trovarlo soltanto in poche parti del Mondo, spesso in zone ancora in via di sviluppo o tormentate dalle guerre dove anche l’estrazione di essi dal terreno è un problema per via dello sfruttamento della popolazione e dei minori. Una materia prima “critica”, così come tante altre che dal 2011 l’Unione Europea censisce per scongiurare crisi di ogni genere, legate non soltanto all’ambiente ma anche ai mercati finanziari e all’accesso ad aree altamente strategiche per l’economia.

Occorre subito creare un mercato per queste materie prime seconde provenienti dai beni giunti a fine vita, per consentire la nascita di nuovi posti di lavoro legati al loro complesso recupero.

In un pianeta sempre più scarso di risorse e con tassi di disoccupazione sempre in crescita, l’Economia Circolare dovrà essere la pietra angolare dalla quale far sorgere il futuro che verrà.

ATTI E SEDUTE DI COMMISSIONE

Audizione su pacchetto economia circolare 12/05/2020

La Commissione Ambiente, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio, nell’ambito dell’esame degli schemi di decreto legislativo denominato “pacchetto economia circolare”, in materia di veicoli fuori uso, pile e accumulatori, discariche di rifiuti e rifiuti e imballaggi, ha svolto in videoconferenza le seguenti audizioni:

Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea);
Associazione demolitori autoveicoli (Ada)
Fise Unicircular (Unione imprese economia circolare).

Audizioni su pacchetto economia circolare 19/05/2020

La Commissione Ambiente, presso l’Aula della Commissione Affari costituzionali, nell’ambito dell’esame degli schemi di decreto legislativo denominati “pacchetto economia circolare”, in materia di veicoli fuori uso, pile e accumulatori, discariche di rifiuti e rifiuti e imballaggi, ha svolto le seguenti audizioni:

Confederazione autodemolitori riuniti (Car);
Associazione industriale riciclatori auto (Aira);
Consorzio volontario per il riciclo del pet (Coripet);
Confindustria;
Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Audizioni su pacchetto economia circolare 20/05/2020

La Commissione Ambiente, presso l’Aula della Commissione Trasporti, nell’ambito dell’esame degli schemi di decreto legislativo denominati “pacchetto economia circolare”, in materia di veicoli fuori uso, pile e accumulatori, discariche di rifiuti e rifiuti e imballaggi, ha svolto le seguenti audizioni:

Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile;
Associazione Imprese Servizi Ambientali (FiseAssoambiente);
Legambiente;
Utilitalia;
Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna);
Confartigianato imprese;
Confederazione italiana piccola e media impresa (Confapi);
Associazione imprese servizi ambientali (FiseAssoambiente).