La società MAD, gestore privato delle (ormai uniche) due discariche del Lazio situate a Roccasecca e Civitavecchia, ha deciso di non voler più ricevere una tipologia di scarti proveniente dagli impianti di trattamento rifiuti del Lazio per tutelarsi, a suo dire, da contestazioni che potrebbero essere sollevate da parte delle autorità giudiziarie.

Il risultato è sempre lo stesso: non sapendo dove portare tali scarti, gli impianti del Lazio si bloccano non accettando rifiuti in ingresso e i comuni devono sospendere la raccolta dell’indifferenziato. E parte così l’ennesima girandola di misure d’emergenza con annessa gara a chi porta i rifiuti più lontano.

Diventano sempre più chiare due cose, la prima è che la colpa non è mai di un comune soltanto. La seconda che la soluzione non risiede mai nel trovare il posto più lontano possibile in cui portare i rifiuti: che sia Roccasecca, Civitavecchia,  Grottaglie (Taranto), Peccioli (Pisa) o Zwentendorf (Austria) o più umilmente di qualunque terreno individuabile ad almeno 30 chilometri dal domicilio scritto sulla scheda elettorale del politico di turno.

Un quadro ad ogni modo ben lontano da quello che ha raccontato pochissimi giorni fa l’Assessore regionale ai rifiuti del Lazio in commissione Ambiente alla Camera: più che “non avere opinioni” come dichiarato sulla discarica di monte Carnevale a Roma, probabilmente quello che manca è la visione oltre che contezza della situazione, in un momento critico dove l’unica cosa “circolare” nella gestione dei rifiuti del Lazio sono i nomi dei soliti privati che occupano i vuoti lasciati dalla politica.

(Foto presa dal web)