Con l’ampliamento della discarica di Roccasecca la Regione Lazio conferma la propria perdurante assenza di pianificazione sui rifiuti, limitandosi a mantenere lo stato di fatto sino alla scadenza naturale della consiliatura nel 2023. L’obiettivo era quello di conferire in discarica meno del 10% dei rifiuti urbani. Obiettivo, tra l’altro, imposto dal nuovo pacchetto UE in materia di economia circolare appena recepito dal Parlamento. Il procedimento di autorizzazione è di competenza regionale, ma avendo ricevuto parere contrario dal ministero per i beni culturali, la Regione ha chiesto l’intervento al Governo per superare il dissenso espresso. Proprio sulla gestione del territorio, il 6 aprile 2020 il Consiglio dei Ministri aveva impugnato alla Corte Costituzionale il nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale del Lazio. Anche il TAR del Lazio, nel giugno scorso, ha dichiarato nullo il provvedimento autorizzativo regionale per l’ampliamento della discarica proprio a fronte del dissenso manifestato dal ministero per i beni culturali.
A luglio ho provveduto ad elencare tutte le criticità in una lettera al ministro Franceschini affinché si tenesse conto del controsenso che ci sarebbe stato avallando una simile scelta a fronte dell’impugnazione del PTPR del Lazio. Priva di senso è infine ogni considerazione legata ai fabbisogni di discarica, visto che il progetto del quinto bacino di Roccasecca prevede comunque di destinare gran parte delle nuove volumetrie ad uso esclusivo dell’ambito territoriale della provincia di Frosinone, non di tutta la regione. Il continuo ricorso da parte della Regione Lazio a provvedimenti emergenziali resi necessari per garantire l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti urbani sia il campanello d’allarme per porre sotto osservazione un piano rifiuti senza risposte già a due mesi dalla sua approvazione.
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