Categorie: Ambiente, economia circolarePublished On: 13 Febbraio, 2022

📌 BIOECONOMIA CIRCOLARE: UN TRAINO NELLA TRANSIZONE ECOLOGICA ♻️

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Febbraio 13, 2022

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Non può esistere bioeconomia circolare senza economia circolare, ma è altrettanto vero che parlare di economia circolare senza bioeconomia circolare è un’occasione persa in quanto nulla di più si direbbe rispetto alla virtuosa gerarchia di gestione dei rifiuti.

⬆️ È necessario, infatti, andare oltre il concetto di riciclo dei rifiuti e attuare una economia che, mimando le dinamiche naturali, produca beni da matrici naturali (bioprodotti) che, una volta utilizzati, diventeranno nel loro fine-vita fertilizzanti per il suolo che, a sua volta, creerà le condizioni per generare colture agricole in grado di riprodurre le componenti rinnovabili proprio dei bioprodotti! E’ una ottica di totale circolarità “naturale”.

❌ Cos’è dunque la bioeconomia?

E’ appunto un’economia che usa le risorse biologiche rinnovabili di prima e di seconda generazione, provenienti dalla terra e dal mare come materiale per la produzione energetica, industriale, alimentare e mangimistica. Una componente rinnovabile dell’economia circolare, un’economia in cui tutto è risorsa, inclusi gli scarti. Promuovere un’economia bio significa rispondere alle sfide ambientali, come la scarsità delle risorse, il cambiamento climatico, la desertificazione e la degradazione dei suoli, consentendo allo stesso tempo sviluppo economico e creazione di posti di lavoro, anche in aree marginali e/o a rischio abbandono, mettendo al centro la salute e il benessere dei cittadini.

🌍 Sul tema della lotta alla desertificazione non possiamo dimenticare che il fine vita del prodotto realizzato con matrici naturali deve anche servire a restituire carbonio ai nostri suoli di cui sono sempre più poveri a causa del cambiamento climatico.

♻️ La bioeconomia ha dunque un ruolo fondamentale nella diffusione di una cultura sistemica e circolare, contribuendo alla rigenerazione di aree rurali, dando vita a bio-prodotti concepiti per risolvere specifici problemi ambientali, economici e sociali.

L’Italia, che si è dotata di una strategia specifica per la bioeconomia nel 2017, ha un ruolo di primo piano nel settore, in particolare in quello della chimica bio-based: realizza prodotti da matrici naturali contestualmente concependoli quale valore aggiunto nel loro fine vita.

📣 Il suo approccio unico sta facendo scuola in Europa, è un modello virtuoso di collaborazione tra imprese, mondo agricolo e ricerca che è necessario esportare in Europa e nel mondo quale modello di sviluppo economico, etico e sociale. La modifica costituzionale in chiave ambientale appena varata dal Parlamento non ci chiede solo di considerare e rispettare l’ambiente nelle iniziative economiche pubbliche e private bensì ci impone di “puntare” su di esso, fondando le basi del nostro sviluppo sull’ecosistema e sulla protezione della biodiversità nell’interesse delle future generazioni. Con 345 miliardi di euro di fatturato annuo e 2 milioni di dipendenti (dati 2018), la Bioeconomia Italiana è la terza in Europa (dopo Germania e Francia). Di particolare interesse, nell’ottica di una bioeconomia circolare, sono i progetti integrati ideati dal PNRR, quali le “Isole verdi” (per rendere circolari dal punto di vista energetico e di risorse le piccole isole), le “Comunità verdi ( green communi ties )” (per avviare forme cooperative di sviluppo sostenibile delle produzioni locali in piccole comunità prevalentemente nelle aree interne, rurali e di montagna, anche in un rapporto sussidiario e di scambio con le comunità urbane e i progetti intesi ad aumentare la consapevolezza attiva della popolazione su questi traguardi. Nel PTE ricordo che entro il 30 giugno 2022 l’Italia dovrà dotarsi di una strategia nazionale dell’economia circolare e la bioeconomia ne sarà protagonista.

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