Categorie: AmbientePublished On: 12 Febbraio, 2024

SITI CONTAMINATI E BONIFICHE, QUALI PROSPETTIVE

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Febbraio 12, 2024

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La bonifica dei siti inquinati è un argomento in continua evoluzione, da una parte per quanto concerne le
nuove tecnologie e ricerche, dall’altra per via del continuo adeguamento normativo finalizzato a fronteggiare
le necessità emergenti velocizzando le tempistiche senza perdere in qualità degli interventi da porre in atto.
Dal punto di vista tecnico molte ricerche sono state portate avanti per studiare l’efficacia di alcune piante
impiegate per finalità di fitorisanamento: su questi aspetti è interessante guardare alle potenzialità di
coltivazioni di cannabis per fitoestrazione di metalli pesanti [1], oppure per la rimozione di cromo in suoli
contaminati [2] e nella bonifica delle sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) usando proteine derivate sempre
dalla cannabis, con reazioni rapide e capacità di assorbimento elevate [3]. La canapa non è l’unica pianta che
può fornire risultati interessanti da questo punto di vista, ma è di particolare interesse per la possibilità di
renderla parte di una filiera green in linea con l’economia circolare: è un esempio di questo la realizzazione
di bioplastiche per imballaggi realizzate attraverso il recupero della canapa piantata con scopi depurativi, ma
sono molteplici le potenzialità di uso per la canapa industriale e questo rende più semplice la sua integrazione
in una filiera circolare. Il riutilizzo delle biomasse prodotte da bonifiche attraverso fitorisanamento è infatti
un altro elemento importante nel capire la dimensione nella quale queste attività si collocano, specialmente
nei casi in cui si procede per recupero energetico: ulteriori ricerche di IRSA-CNR su questi aspetti stanno
mostrando comunque come anche nel biorisanamento di aree contaminate da metalli pesanti e
policlorobifenili (PCB) mediante l’uso di pioppi, le potature derivanti da tali piante non presentino grandi
differenze in contenuto di metalli pesanti rispetto a quelle provenienti da aree non inquinate [4]. Fatte queste
doverose premesse, è evidente come sia necessario adeguare le disposizioni normative al fine di poter
sfruttare al meglio le innovazioni e le ricerche disponibili e mantenere, al tempo stesso, un approccio di
visione generale completo per consentire un più facile inserimento delle bonifiche all’interno di programmi
più ampi.
Dal punto di vista normativo invece, già con Legge n.120 dell’11 settembre 2020 (conversione del cosiddetto
Decreto Semplificazioni) sono stati affrontati alcuni dei temi più urgenti a livello di procedure di bonifica. I
temi più complessi, come ad esempio la modifica di allegati tecnici del Testo Unico Ambientale, sono stati
delegati al governo e quindi al Ministero della Transizione Ecologica tramite la Direzione Generale
Risanamento Ambientale. Con questo decreto sono state definite delle procedure per una più rapida
esecuzione delle attività di indagine circa lo stato di potenziale contaminazione attraverso una speciale
procedura ‘ristretta’ che consente, ai soggetti interessati al riutilizzo e alla valorizzazione dell’area, di
presentare congiuntamente sia gli esiti della caratterizzazione che sia quelli dell’analisi di rischio. L’intervento
normativo punta oggi quindi a semplificare ed agevolare le procedure con l’effetto di consentire l’avvio di
nuove attività commerciali mantenendo però al tempo stesso le garanzie esistenti a tutela della salute dei
cittadini e dell’ambiente. Anche nei siti di interesse nazionale ai fini di bonifica (SIN) viene inoltre concesso
di realizzare una serie di interventi come, ad esempio, opere lineari purché non entrino in contrasto con le
attività di bonifica o che possano scaturire in rischi per la salute dei lavoratori. Parliamo di impianti ed
infrastrutture, di servizi per la fornitura al pubblico, opere di sistemazione o mitigazione del rischio idraulico
così come impianti di produzione di energia rinnovabile. Sempre nei SIN ulteriore novità è quella di accertare
la contaminazione con indagini preliminari definendo le procedure con l’Agenzia per la protezione
ambientale territorialmente competente oppure, in caso di inerzia di quest’ultima, con ISPRA. Proprio questo
approccio porta ad una procedura alternativa ristretta per la bonifica dei SIN, consentendo ai soggetti
interessati di accorciare i tempi per l’autorizzazione del piano di caratterizzazione, delle analisi di rischio e
del progetto di bonifica. Tra le semplificazioni è presente anche la possibilità di rilasciare il certificato di
avvenuta bonifica anche per la sola matrice suolo, per quei casi in cui sia riscontrata l’impossibilità di
interferenza con le acque sotterranee.
Ulteriori modifiche normative sono state necessarie per rendere più snelli i procedimenti legati al
raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e alla realizzazione delle
opere ivi previste, contenute nel più recente decreto Semplificazioni convertito con legge 29 luglio 2021, n.
108. Tra le modifiche di maggior rilievo portate dal decreto ci sono snellimenti procedurali negli iter
amministrativi, come la certificazione di avvenuta bonifica anticipata per specifiche matrici ambientali in quei
casi in cui gli obiettivi per la bonifica del suolo, sottosuolo e materiali di riporto siano raggiunti
anticipatamente rispetto a quelli previsti per la falda, nonché modifiche volte a facilitare la realizzazione di
progetti pilota in aree SIN di tecnologie di bonifica innovative che non dovranno più richiedere la preventiva
autorizzazione del Ministero della Transizione Ecologica qualora essi non presentino rischi sanitari o
ambientali.
Un altro tema nel quale sono stati fatti molti passi avanti è quello dei cosiddetti siti orfani, aree da bonificare
per le quali il responsabile della contaminazione non è individuabile o non sia possibile imputargli i costi della
bonifica: dopo il decreto del 29 dicembre scorso che d’intesa con la Conferenza unificata ha regolamentato
criteri e le modalità di trasferimento alle Regioni delle risorse per il programma di bonifica dei siti inquinati
da 105 milioni di euro, andranno a sommarsi a queste risorse anche 500 milioni di euro appositamente
stanziati all’interno del PNRR.
L’obiettivo di fornire risposte al passo con le tecnologie disponibili, nonché all’altezza degli obiettivi e delle
tempistiche da rispettare per accedere ai fondi messi a disposizione dall’Europa per la ripresa del nostro
Paese, è e dovrà continuare ad essere la stella polare degli interventi legislativi e delle politiche attuative
degli interventi previsti per i prossimi anni. Queste risposte dovranno quindi essere sempre più orientate ad
incentivare comportamenti virtuosi e a favorire quei soggetti non responsabili di contaminazione ma che
intendono avviare imprese green in aree potenzialmente inquinate, arrivando in ultimo a congiungere nelle
finalità degli interventi sia le necessità delle pubbliche amministrazioni che quelle dei privati cittadini per una
fruizione del Territorio che sia veramente sostenibile a lungo termine.
Riferimenti bibliografici[1] E. Meers, A. Ruttens, M. Hopgood, E. Lesage, and F. M. G. Tack, “Potential of Brassic rapa, Cannabis
sativa, Helianthus annuus and Zea mays for phytoextraction of heavy metals from calcareous dredged
sediment derived soils,” Chemosphere, vol. 61, no. 4, pp. 561–572, 2005, doi:
10.1016/j.chemosphere.2005.02.026.[2] R. Ullah, F. Hadi, S. Ahmad, A. U. Jan, and Q. Rongliang, “Phytoremediation of Lead and Chromium
Contaminated Soil Improves with the Endogenous Phenolics and Proline Production in Parthenium, Cannabis,
Euphorbia, and Rumex Species,” Water. Air. Soil Pollut., vol. 230, no. 2, 2019, doi: 10.1007/s11270-019-4089-
x.[3] B. D. Turner, S. W. Sloan, and G. R. Currell, “Novel remediation of per- and polyfluoroalkyl substances
(PFASs) from contaminated groundwater using Cannabis Sativa L. (hemp) protein powder,” Chemosphere,
vol. 229, pp. 22–31, 2019, doi: 10.1016/j.chemosphere.2019.04.139.[4] V. Ancona, A. Barra Caracciolo, C. Campanale, B. De Caprariis, P. Grenni, V.F. Uricchio, D. Borello,
“Gasification treatment of poplar biomass produced in a contaminated area restored using plant assisted
bioremediation,” J. Environ. Manage., vol. 239, no. November 2018, pp. 137–141, 2019, doi:
10.1016/j.jenvman.2019.03.038.